l ritorno in città del corso di laurea in Infermieristica, annunciato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Murone, solleva importanti interrogativi e apre un dibattito cruciale sulla visione di sviluppo del territorio. Al centro della discussione non vi è il rientro della facoltà – targata Università Magna Graecia –, ampiamente condiviso, bensì la scelta della sua collocazione logistica. La città va vista nella sua globalità di sviluppo.
Il primo cittadino ha chiarito che le lezioni non saranno più ospitate nei locali amministrativi del nosocomio cittadino, ma in una nuova sede da individuare all’interno del centro urbano. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di agevolare la frequentazione degli studenti e promuovere ricadute economiche per il tessuto cittadino.
Tuttavia, come Parco Agricolo di Calabria – che nei mesi scorsi aveva prospettato tramite nota stampa un Polo universitario nell’Ospedale lametino –, esprimiamo totale disaccordo rispetto a questa impostazione, ritenendo il presidio ospedaliero di Lamezia Terme l’unico luogo realmente appropriato per ospitare i corsi.
Spostare Infermieristica nel centro della città rischia di configurarsi come un’operazione di facciata, un intervento volto a creare una temporanea illusione di movimento a scapito della reale integrazione formativa e professionale. Per dare valore, senso profondo e prospettive di sviluppo concrete all’Ospedale “Giovanni Paolo II”, il polo universitario infermieristico dovrebbe non solo rimanere, ma ampliarsi strutturalmente all’interno del presidio sanitario. Si tratta di un’ubicazione ideale, dove gli studenti possono vivere quotidianamente la realtà dei reparti e dove la teoria si sposa in modo naturale con la pratica del tirocinio clinico.
A supporto delle nostre perplessità vi è un precedente storico impossibile da ignorare: la triste parabola della Facoltà di Agraria a Palazzo Blasco. Anche in quel caso, la retorica del rilancio del centro storico portò all’insediamento dei corsi nel cuore di Nicastro, un’operazione che si concluse con la totale dismissione delle attività, lasciando l’edificio vuoto e l’offerta formativa evaporata nel nulla.
Il rischio concreto è che si ceda alla logica degli spot e dei facili consensi in vista delle elezioni, anziché pianificare con lungimiranza. Lamezia ha bisogno di un polo sanitario-universitario d’eccellenza integrato alla sua struttura ospedaliera, e non di aule sparse destinate a diventare, a riflettori spenti, l’ennesima cattedrale nel deserto.
fonte Piero Renda presidente Parco Agricolo di Calabria

